Pasqua 2017

La “nostra” tomba, la tomba della fede dei cristiani, da quel mattino del primo giorno dopo il sabato è e resterà sempre aperta e vuota. Per cui, bisogna ricominciare da capo, e quindi tornare in Galilea, dove tutto un giorno era iniziato. È proprio una fatica, questa tomba vuota! Ma da questa fatica, un giorno, è scaturita la nostra vita, la Vita Eterna, quella che non ha mai fine, e che ogni giorno ci fa ripartire da capo. Perché la croce e la morte, anch’esse eternamente presenti nell’uomo, non sono mai la parola definitiva e ultima sulla vita. L’ultima parola sulla vita dei cristiani ce l’ha Dio: e questa parola è una tomba aperta e vuota, è un angelo che scende dal cielo e prende possesso lui della tomba vuota, sedendovisi sopra; sono dei teli e un sudario piegati a parte, sono delle lacrime di disperazione e insieme di gioia di chi molto ha amato il Maestro, che ricompensa quell’amore salutando per prime le donne, a cui nemmeno i loro mariti o presunti tali davano credito; è un annuncio a una comunità di discepoli increduli, è una corsa affannosa al sepolcro compiuta dal discepolo più vecchio e da quello più giovane, è uno sconosciuto che cammina verso Emmaus e spiega le scritture e spezza il pane e poi sparisce, sono i segni dei chiodi dentro i quali dobbiamo sbattere il naso per credere, è una pesca miracolosa dopo una notte di inutili fatiche, è un perdono ritrovato dopo un ripetuto tradimento… è tutto, meno che un tomba sigillata, un libro chiuso, un ricordo nostalgico! Gesù Cristo è la Novità assoluta, la Parola incarnata, il Memoriale della Salvezza che si fa presente nella nostra esistenza ogni volta in cui diciamo “no” alla morte e disperatamente ci affanniamo a ricostruire vita laddove la storia e gli uomini vorrebbero il contrario. Certo, credere a un Dio così non è facile: non c’è stato nella storia, e non ci sarà mai, altro Dio così potente da trasformare una tomba in un altare, una croce in un albero fiorito, una notte tenebrosa in una splendida mattinata di luce. E allora, ben venga la tomba aperta e vuota: chiniamoci dentro – come fece il discepolo amato – per guardare, vedere e credere. E poi alziamo lo sguardo verso il cielo, e cerchiamo, una volta per sempre, “le cose di lassù”.